Storie Migranti

Lavorare con persone che viaggiano, non è, forse, viaggiare?

Cosa vuol dire sentirsi viaggiatrice, scalza addirittura, quando si hanno contatti quotidiani con migranti, rifugiati, persone vittime di tratta?

Andare in vacanza, viaggiare o migrare?

Partire per piacere o per esigenza? Aver bisogno di partire, cosa significa? E aver urgenza di tornare?

Io mi sento fortunata perché prendersi cura degli altri, provenienti da culture diverse dalla propria, cos’è se non l’arte più bella del mondo?
Non sono una nomade digitale e non lo sarò se voglio continuare a fare questo lavoro che è fatto di terra, radici, contatti, rete, territorio ma anche di aria, idee che cambiano, di fuoco, di rabbia, di passione, di follie, di cambiamenti continui, e d’acqua, di facce che vengono da lontano e che spesso ripartono, che passano davanti a me e se ne vanno.
Quando lavoro, mi sento un porto. Io sono ferma, loro viaggiano.
E io imparo. Relativizzo. Apprezzo. A modo mio, viaggio con loro.

E poi racconto.

Chokran, Multumesc, Merci,
Barbara

 

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