Tre giorni a Marrakech?

I tanti voli low cost a disposizione ci hanno permesso di raggiungere moltissime località con pochi euro. Praga, Berlino, Londra, ma anche mete più lontane, al di fuori dell’Europa, tra queste c’è anche Marrakech, meta preferita di sempre più turisti ogni anno, cuore pulsante e medina brulicante nel cuore del Marocco.

“Cosa mi consigli di vedere in un weekend a Marrakech?
Ho una settimana, voglio vedere…tutto!
Basta una gita di un giorno per Chefchaouen, giusto?”

Quante volte abbiamo sentito o detto queste frasi?
[Coming Out: l’ho fatto anche io, non c’è nessuna voglia di giudicare, ma di ragionare insieme sull’impatto ambientale e sociale delle nostre “fughe” da weekend.]

Ne abbiamo parlato con Sara Chandana di Drink from Life, con la quale ci siamo conosciute tramite IG e riconosciute notando, fin da subito, una serie di affinità. Una di queste è la passione per il Magribi del mio cuore.
Lei è una donna in cammino, figlia di mamma India ed innamorata di quella striscia di terra nord Africana in cui anche io mi sono persa tante volte.
Si definisce una viaggiatrice “lenta” e, nel suo blog, racconta di viaggi e stili di vita in armonia con la Terra.

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Esplosione di colori – Marocco 2019

Mi sono rispecchiata nelle sue parole fin da subito avendo deciso di cogliere questo periodo di quarantena collettiva per riflettere sui viaggi e sulla sostenibilità delle nostre scelte.

Crediamo entrambe che affrontare -in aereo- lunghe distanze in pochi giorni  comporti un onere eccessivo per l’ambiente, possa incidere negativamente sulla qualità dell’esperienza stessa e limitare il contatto con l’autenticità dei locali.

Innanzitutto, avere poco tempo richiede spesso di organizzare le giornate in modo da renderle il più efficaci possibili: abbondano blog e guide turistiche che spiegano come visitare una zona in 5, 3, 1 giorno.
In questo modo, ci ritroveremo sicuramente con una bella galleria di fotografie nel nostro smartphone e sul feed di IG, ma…

Ma ci saremo perse la magia.
La magia è ciò che accade quando ti affidi e aspetti che il viaggio si manifesti.

Gli incontri umani, le amicizie che nascono viaggiando e che ti permettono di trovarti nel posto giusto al momento giusto a contatto con le esperienze più autentiche e soprattutto, quelle “giuste” per te in quella precisa occasione.
Ricordo quando ad Azzemour siamo arrivati, camminando col naso all’insù, in un tempio nel quale si recavano le persone per curarsi dal diavolo oppure quando dopo una lunga conversazione fummo invitati a mangiare a casa da una famiglia del posto. Quando, a seguito di una contrattazione infinita nel suq di Rabat finimmo per condividere thé alla menta, mssemen e racconti di una vita passata al di là del Mediterraneo: non eravamo più soltanto clienti, ma persone.

Sono tutte cose che non sarebbero capitate se avessimo programmato le nostre giornate a favore di luoghi più noti e stabilendo l’ordine delle visite ai principali siti d’interesse.
Avremmo visto forse più monumenti, ma ci saremmo persi… pezzi di Marocco.

Questa apertura al flusso del viaggio, se da un lato richiede attenzione e sviluppo di un buon fiuto per non incappare in situazioni fastidiose, dall’altro agevola l’incontro con la popolazione locale, in particolare quella marocchina, sempre più a contatto con i turisti e sempre più a “rischio di snaturalizzazione“.

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ChefChaouen 2019. Nel giro di pochi anni, grazie all’apertura dei visti per i paesi Asiatici sono sorti ben 4 ristoranti cinesi in un piccolo borgo disperso sui monti del Rif.

Un altro punto in cui io e Sara ci siamo trovate concordi è il fatto che restare più a lungo in un posto permette di conoscere meglio la zona, “di vedere lo stesso scorcio di medina e bere lo stesso thé alla menta con le luci diverse nel corso della stessa giornata”,  di “prendre le temp” per lasciar depositare il gran numero di stimoli, rumori ed informazioni che un solo sguardo può regalarci.
E’ l’unico modo, poi, di avvicinarsi alla cultura locale e di farsi -a nostra volta- conoscere un po’ di più dagli abitanti che inizieranno ad affezionarsi mostrando, con grande facilità, protezione e un’accoglienza calorosa.

La relazione con gli autoctoni penso sia uno dei punti centrali del “viaggio lento”. Le persone fanno ed hanno fatto la gran parte del senso dei miei viaggi e per incontrarle ci vuole tempo, spazio, oltre che volontà e predisposizione.

Sopratutto in Marocco.
Quante volte ho detto che il Marocco è un paese “lento”?
Chi lo ha visitato, come può non concordare?

Sono lente le contrattazioni al mercato, sono lente le presentazioni, lenti sono i viaggi, le attese dei mezzi pubblici privi di orari prestabiliti, lente le code per i gran taxi che non partono finché non sono pieni… insomma: il Marocco è il paese re della lentezza, dell’improvvisazione e dello sviluppo della fiducia nel flusso della Vita.

Non solo.
Il Marocco è il posto giusto -sempre se decidiamo di fermarci un po’ di tempo- per esplorarsi dentro. Il tema dei confini, la determinazione che non diventa aggressività ma resta fermezza, la capacità di dire “no” sono lezioni di vita sperimentabili nel cuore di qualsiasi medina, i cui apprendimenti resteranno validi e preziosi per il resto della nostra Vita.
E’ così che i viaggi diventano strumento di evoluzione personale -come dico io- o “meditazioni camminate” come ha detto Sara.

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Dettagli – Chefchaouen 2019

“Ma io non ho tempo per starci molti giorni”, la sento già questa argomentazione arrivare da lontano e da più voci.

E’ comprensibile e comune.
Io penso che, questa quarantena, ci porti a riflettere sulle priorità, in ogni campo della nostra vita.
Siamo al punto in cui è evidente che bisogna scegliere: il mio, il nostro consiglio è quello di vedere meno, girare meno per farlo meglio. Meglio come esperienza in sé e meglio per l’intero Pianeta.
Se si ha solo un weekend a disposizione, perché non prediligere una città italiana raggiungibile in treno, oppure un borgo nei dintorni della nostra zona, fuori dai circuiti turistici, per esempio?

Perché dobbiamo vedere per forza tutto, se (scegliamo di non averne il tempo)?

Mi sembra intellettualmente onesto, infine, ricordare e ricordarci che è sempre una questione di scelta personale. Sara ci diceva che ha organizzato la sua vita privata e professionale in modo tale da disporre di alcune mensilità ogni anno da dedicare ai viaggi lenti.
Io ho compiuto un percorso del tutto simile facendo, nell’ultimo anno, del nomadismo il mio modo di stare al mondo, adesso.

Sospiro.
Sospiro perché provo grande malinconia per un Paese in cui mi sento a casa e sorrido perché anche Sara ha utilizzato le stesse identiche parole.
Sospiro perché nessuno sa quando sarà possibile tornarci e sorrido perché entrambe abbiamo il desiderio di trascorrerci il trimestre a disposizione del visto turistico per gli italiani, magari facendo volontariato con workaway e/o approfondendo lo studio della lingua locale, il darija.

A questo punto, nessuna parola e nessun approccio è più azzeccato di “Inshallah“.
Mi metto nelle mani di qualcosa di ben più grande di me, mi affido e ancora una volta l’esperienza marocchina torna utile.
Mi coccolo con i ricordi, le foto, le lezioni di arabo ed i rimedi naturali per i capelli. 

Chiudo gli occhi e sono a casa.
Mashallah!

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Fes 2019

Ringrazio moltissimo Sara per la disponibilità e la compagnia.
Vi invito a fare un giro nel suo blog pieno zeppo di ispirazioni e a leggere con cura questa parte dedicata, in particolare, al Marocco.

 

 

 

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