Piccola Guida per Autostoppiste Felici

(Da leggere con questa colonna sonora e due fette di melone.)

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Quando ho deciso di intraprendere questo Viaggio la cosa che credevo mi spaventasse di più era l’autostop.
Ogni volta, ma sul serio, ogni volta che ne ho accettato uno mi son sentita dire: “Ma non hai paura? Di questi tempi, una donna da sola, con tutto quello che si sente dire?”

Beh. Sì. All’inizio sì, fare autostop mi intimoriva.

Nelle settimane, nei kilometri masticati ho imparato in realtà, che più che altro l’autostop rappresentava l’ignoto e ciò che, attraversandolo, avrei scoperto: una nuova me, una nuova Vita.
Ma questa è un’altra storia.

Fare autostop è pericoloso?
No. O meglio, non più di lavorare, stare in casa o semplicemente di vivere.
Ci hanno riempito la testa di “Non accettare caramelle dagli sconosciuti” e credo seriamente che abbiano esagerato, detto questo ho pensato di racchiudere qualche migliaia di km di autostop in una serie di consigli.

Da Livergnano a Lampedusa mi sono spostata alzando il pollice a bordo strada e ho così maturato alcune consapevolezze che voglio condividere, ma prima: alcune regole.

Pare strano, ma seppur nessuno ci avesse fatto caso (nemmeno io) ho preso ben più rischi lavorando come operatrice sociale che viaggiando e le norme a cui mi sono attenuta provengono dalla mia esperienza di volontaria con donne e persone vittime di tratta, esseri umani che la strada non la scelgono per spostarsi, ma la subiscono.

Drammatiche, ma importanti leggi:

  1. Meglio un uomo anziano di uno giovane (sarà meno forte in caso di aggressione)
  2. Non salire su una macchina con più di un uomo a bordo
  3. Sii consapevole della strada: sta guidando nella giusta direzione? Dove sta andando?
  4. Tieni il telefono a portata di mano
  5. Meglio il giorno della notte

Pur essendo regole utilizzate in contesti completamente diversi, io le ho trovate utili e mi ci sono attenuta, tranne nel caso di due arzilli nonni toscani.

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Altra premessa: Di questi tempi, con tutto quello che si sente, non hai paura?

Onestamente no, io non ho paura.
Di questi tempi, viene ammazzata una donna ogni tre giorni per il semplice fatto di essere stata moglie, fidanzata, amante di un uomo violento.

C’è da avere paura, ma probabilmente non (solo) degli sconosciuti: i reati più gravi, infatti, 8 volte su 10 sono commessi per mano nota (dati Istat).

Nella mia esperienza lavorativa e nei tristi episodi che hanno segnato profondamente la vita di alcune amiche, non c’è mai stato un maltrattamento od uno stupro realizzato da un passante: erano tutti parenti, amici, ex fidanzati, conoscenti.
Dunque, che fare? Rinunciare alle esperienze per paura?
No, grazie. Piuttosto metterci tutte le risorse che ho ed andare.

E poi una domanda, visto che sempre secondo l’Istat, i reati sono in diminuzione anno dopo anno, non è che forse, noi italiani, abbiamo una percezione un po’ distorta della realtà e dei pericoli?

Detto tutto questo, (Non c’è nulla da fare: social worker ero e social worker resto)
con consapevolezza e fiducia: andiamo.

  1. Scegli un posto in cui le auto ti possono vedere da lontano, così da avere il tempo di riflettere e di fermarsi: una piazzola, un punto in cui la strada si allarga, i dintorni di un semaforo
  2. Cartello: la destinazione deve essere vicina.
    Quando son partita l’ho fatto con la mia targa in legno “Lampedusa” pensando che io mi sarei sicuramente fermata a leggere una meta tanto lontana. Beh, “Io” non sono tutti.
    Le persone preferiscono sapere dove stai andando OGGI e sapere di potertici portare, dunque, se necessario, spezza la tappa e procurati diversi fogli.
  3. Sorridi. Attiri e respingi a seconda del tuo umore e della tua energia, fattene una ragione. Meglio predisposta sarai, prima qualcuno si fermerà.
    Aiutati con la musica, se ti serve, destando stupore, ballando a bordo strada. In alcuni casi, sarà necessario attirare l’attenzione.
  4. Abbia fede. Non importa quante macchine passeranno, prima o poi qualcuno si fermerà e sarà la persona giusta per te. Non temere. Non agitarti.
    (E questa è la lezione della strada che vale anche per la vita)
  5. Hai pochissimo tempo per decidere e la libertà di rifiutare il passaggio se il conducente non ti ispira. Osservarlo, Cerca di fare alcune domande, anche ignorando ciò che hai scritto sul cartello. Prendi più tempo possibile e fidati del tuo istinto.
  6. Prendi la targa o almeno dichiara di averlo fatto, quando ti chiederanno se non sei spaventata.
  7. Chiedi il nome, subito. Chiedilo in modo diretto. Spesso le persone mi hanno detto anche il cognome sentendosi quasi “indagate”.
    Io l’ho fatto perché li stavo scrivendo tutti, ma ho notato che crea una certa attenzione.
  8. Racconta che qualcuno ti sta aspettando a destinazione e tieni il telefono nelle vicinanze.
  9. AUTOSTRADA: Fare autostop in autostrada non è legale, detto questo, chiedere passaggi in autogrill è il modo migliore per assicurarsi lunghe tratte senza cuocere la testa sotto al sole.
    Consiglio dato dall’esperienza: Non accettate un passaggio se non siete certe (come la morte) che vi porteranno in un altro autogrill. Essere mollate ad un casello equivale a rovinarsi la giornata.
  10. PAESINI: Sì, ma. Tendenzialmente funzionano molto meglio che le grandi strade o le città, ma più a sud siete, più stupore creerete e dunque a quel punto, entrare in un bar “cruciale” lungo la strada e presentarvi può ridurre le distanze ed aiutarvi a spezzare la diffidenza.
  11. Il vostro modo di fare INFLUISCE. Il vostro approccio è importante.
    Siatene consapevoli. E’ inutile far finta di essere ciò che non si è, dunque siate sicure di ciò che state facendo, siate voi stesse, siate determinate, forti, capaci. Lo siete. Fatelo vedere.
  12. Ricordatevi che è uno gesto di fiducia: Potreste essere voi quelle che premeditate una rapina o che inventerete accuse infondate e chi vi carica lo sa, se lo ricorda molto meglio di voi. Per questo chiedere e dare un passaggio è un reciproco scambio di fiducia in un mondo che chiede, a tutti, di non averne.
    Sorridete. Il mondo non è così pericoloso come vogliono farci credere.
  13. L’autostop è uno dare ed avere. Non pagate benzina e autostrada ma siateci per le persone che vi danno una mano: a volte mi son sentita l’operatrice di un centro d’ascolto, altre volte ho creato amicizie, altre ancora sono state fatte delle belle chiacchiere.
    Esattamente come nel resto della vita.

In diversi mi hanno consigliato di partecipare ad un corso di autodifesa personale o di tenere in tasca un coltellino/spray al peperoncino. Non ho seguito nessuno dei due consigli, credo che ognuna debba fare ciò che la fa sentire più tranquilla.
Personalmente, io non voglio metterci quella energia nelle mie scelte e nei miei inconri umani.
Ho deciso di fare questo viaggio dopo diversi viaggi in solitaria, spesso raccontati su Viaggio da Sola Perché. Viaggiare da sola significa sviluppare l’intuito: Vado o non vado? Mi fido o non mi fido? Seguo o ritorno? Ogni giorno. Si impara a fidarsi di sé, perché si impara a riconoscere l’eventuale pericolo al di fuori.

Essere in connessione con la propria “Pancia”, la propria vocina è fondamentale facendo l’autostop.

Ricordarsi che il mondo non è un posto così pericoloso come ci viene descritto, anche.

Avere amiche streghe,a casa, che vi pensavo e vi portano nei loro riti, pure.

Dunque, se vi incuriosisce, se ne avete bisogno, se volete… andate. Provate, con testa, cuore e fiducia.

Questa è la mia esperienza? E voi? Cosa aggiungereste? Cosa ne pensate?

dav
Posto sbagliatissimo dove fare autostop, tangenziale direi nei pressi di Grosseto

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