La tua reazione [al mio viaggio] parla di te

“Di questi tempi, ma non hai paura?”
“Guarda che qualcuna di tutto questo entusiasmo ci è morta! Ma sai lo dico perché sono una mamma ed è naturale che io mi preoccupi.”
“Non farlo, una donna sola!”
“Speriamo non la stuprino.”

Quando ho deciso di partire, mi rendevo conto che il viaggio aveva una connotazione ed un valore sociale tali da dover essere trasmesso: Poteva e doveva diventare un esperimento collettivo, una dimostrazione che si può fare, che c’è molta più bellezza di quello che ci viene raccontato.
Solo che temevo le critiche. In realtà, ho sempre subito molto il giudizio altrui.

“Speriamo non la stuprino” e
“Qualcuna c’è morta in Turchia di questo entusiasmo.”

Questi sono stati peggiori.
La giustificazione che poi la maternità (solo la maternità?) potesse motivare una preoccupazione per l’incolumità altrui espressa in questo modo tutt’ora mi irrita il colon in maniera quasi incontrollabile.

In entrambe le occasioni, ho trascorso un paio di giorni con questo piccolo tarlo in testa, come una ferita ad un dito che non è grave ..ma limita l’utilizzo di tutta la mano. Il pensiero di questi commenti mi turbava, mi rattristava.

Poi ho compreso.
“La tua reazione sei tu, non sono io.”

Ognuno risponde con quello che è e con quello che vede dentro di sé e nel mondo.
Io sono sempre la stessa, il mio viaggio ha sempre le stesse caratteristiche ma le reazioni degli altri sono completamente diverse. Sulla base di cosa?

Il mio amico Giacomo, viaggiatore ed autore di “Con i piedi per terra” (leggetelo, va!), un soggetto che è tornato a Modena dall’Australia senza aerei e principalmente in autostop, al racconto della mia idea, ha spalancato gli occhi già enormi e ha manifestato tutto il suo entusiasmo.
“Babi, il mondo è un posto meraviglioso, vai!”

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Qualcuno, mi ha confidato, che sarebbe in difficoltà nel ricevere l’aiuto degli altri (anche per me lo era). Per qualcuno è inconcepibile non sapere dove dormirà domani. Per altri, accettare un passaggio di uno sconosciuto é impensabile. Ognuno vede un aspetto di questo percorso che lo colpisce, un aspetto che ai suoi occhi É più importante degli altri.

Ognuno ha una sua reazione e il punto non è il mio viaggio, il punto sono gli altri. Alla fine ho compreso:
Ognuno ha la sua storia ed É questa che si riflette nel mio racconto.

In questo incontro tra me e l’altro esce ciò che vive e si muove nelle pance. Il bisogno di giudicare. Le paure. L’empatia. La curiosità. Il vedere la bellezza negli occhi altrui nonostante le differenze.

Io non lo farei mai“, quante volte mi sono sentita rispondere ad una domanda mai posta. Non ho mai domandato a nessuno di venire con me, né di far la stessa cosa, mai. Perché questo viaggio sono io ed è la più bella forma mai sperimentata di personale espressione e ora, ora so che ognuno ha la sua.

Ora sento che io faccio luce perché sono sulla mia strada e che è bello condividere questa storia con gli altri, perché forse può aiutare ad accendere quelle degli altri: abat-jour, lampadari, torce, candele, fuochi. Ognuno la sua, che sia un altro viaggio, un libro da leggere, un corso di danze orientali, qualsiasi cosa spinga nella pancia per uscire e trasformare, per esprimersi andando nel mondo in modo felice.

E questo sempre.
Noi vediamo il mondo con le nostre lenti e così filtriamo ogni esperienza.
Non sono mai gli altri, siamo sempre noi.

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