La mia prima tappa: di boschi, di gratitudine, di fuoco e di respiri

Sono nata 32 anni fa, due settimane prima del termine, cordone ombelicale intorno al collo e parto cesareo. Tempo fa, da qualche parte, lessi che il modo in cui si viene al mondo influenza la nostra modalità di starci e di affrontare la Vita.

Io so bene che i cambiamenti mi fanno paura. Una buona parte di me preferisce ciò che conosce, a priori. É noto, é famigliare e dunque meglio di ciò che c’è oltre la porta, là nel mondo.

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Come io, con questa premessa, sia arrivata alla stazione di Borgo San Lorenzo (FI) con la pancia piena di trippa e riso e una grande leggerezza nel cuore é spiegato solo dall’esperienza e da una Fiducia grande in ciò che deve essere.

Sono partita giovedì 21 marzo per celebrare il primo giorno di Primavera dopo un inverno molto inverno. Mi sono messa semplicemente davanti a casa, io, il mio zaino troppo pesante e un cartello “Lampedusa” in mano. Anche in quella occasione, la prima sensazione era di paura, di sfiducia. “non si ferma nessuno/ e se non ti carica nessuno? forse è impossibile/ dove dormi stasera se non riesci ad arrivare a destinazione?”. Ansia. “Ma non potevo essere normale?”

É stata questione di minuti ed è arrivata una Panda guidata da una signora francese, poi un furgone di un simpaticissimo addetto ai frigo della zona, poi un ricco signore anziano, un caratterizzi, un babbo di famiglia e pure Nonno Aldo. Quest’ultimo mi ha caricata a Ponte della Venturina mentre, a 30km/h , si faceva un giretto. Non dovendo andare da nessuna parte ha deciso di allungarmi verso il confine con la Toscana e poi, chiacchiera che ti chiacchiera, mi ha proposto di andare a mangiare insieme a Pracchia. Ecco, non avrei mai immaginato di finire al ristorante per il mio primo pasto di un viaggio senza soldi. Nonno Aldo ha “tanti, ma tanti anni” e un cornino appeso allo specchietto retrovisore ed era curioso di sapere la mia storia così quanto disponibile a raccontarmi la sua, di sua moglie e della figlia. Possiamo dirlo, è l’unico uomo a cui ho lasciato il mio numero di telefono!! In seguito un altro ragazzo mi ha portata all’ingresso di un sentiero e gli ultimi 2 km, forse meno, li ho fatti nel bosco tra Sammomme e Villa di Piteccio: solo io, il bosco e un gran vento.

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tra Sammomme e Villa di Piteccio (Pt)

Incredula, stordita, stupita come mai prima nella vita sono arrivata all’ecovillaggio Ciricea, una grande casa (un ex albergo) abitato da 12 adulti e due bambini piccoli, una grande cucina cuore della casa, un orto, un bosco vicino, una festa di primavera in da organizzare e uno spettacolo di teatro musica di cui fanno parte anche due giovani richiedenti protezione internazionale ennesima dimostrazione che ovunque io vada, la Mia Africa mi segue, sempre.

Una Barbara nuova, la mia timidezza, le mie paure da riguardare e la consapevolezza di crescere anche così : mettendomi alla prova, uscendo da ciò che è noto e dai contesti in cui io sono a mio agio. Sentirmi nuova per scoprirmi nuova nella capacità di accettarmi per quella che sono: tanto loquace ma a certe condizioni, con i miei tempi, né giusti né sbagliati, semplicemente miei.

I miei primi tre giorni in eco villaggio, un grande fuoco, uno spettacolo di musica dal vivo sotto la luna, la scoperta della sensibilità maschile e poi una nuova partenza: Prato. Mi aspettava una amica, cara, carissima, una di quelle con cui stiamo per festeggiare i 20 anni di amicizia ed il suo compagno, una gran doccia calda, un pollo al curry e i biscottini al mattino. Casa. Fiume. Chiacchiere con chi ti ha vista crescere. Riposo. E ripartenza.

Questa mattina ero spaventata, ho respirato, mi sono ricordata che questo viaggio é sì una sfida, ma è anche un gesto di amore e che solo io posso deciderne, lo posso cambiare e modellare sull’andamento sulla base dei miei bisogni. Ho respirato ancora e in quel momento ho ricevuto uno, poi due messaggi illuminanti. Sentivo di nuovo la protezione e sono andata nel mondo.

Mi hanno accolta due donne ed oggi era esattamente ciò di cui avevo bisogno. Una maestrina di una classe multietnica e una anima affine, una omonima che mi ha mostrato la via della gratitudine come cura del proprio sé, mi ha nutrita, é stata casa, é stata porto, orecchio e occhio. Un regalo che io non avevo avuto né il coraggio né la fantasia di immaginare.

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…e allora concludo così, con due esercizi che mi ha insegnato proprio questa donna, questa madre e sorella di tutte noi. Uno per il mattino e uno per la sera.

Quando sei ancora nel letto, la prima cosa da fare é pronunciare un “grazie” ancora prima di saper cosa accadrà nella tua giornata. Alla sera invece, sempre alla stessa ora per un periodo (aggiungo io) di 21 giorni, pensa a una situazione dolorosa, ad una separazione, alla chiusura di un contratto e ancora ripeti “grazie”. Manda luce. Lascia che le vostre anime si parlino, risolvano, trasformino ciò che c’è in ciò che deve essere.

Con un abbraccio cuore a cuore io concludo questa mia prima tappa e scoppio, letteralmente scoppio di gratitudine.

La Vita é proprio bella, dice qualcuna. E oggi mi é davvero facile acconsentire.

 

2 risposte a "La mia prima tappa: di boschi, di gratitudine, di fuoco e di respiri"

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