Devi perderti se vuoi trovarti, a Padova e, già che ci sei, anche altrove.

Martedì sera sono uscita dall’ostello con l’idea di cercare uno stencil visto su internet:
un cuore rosso (come il mio!) da cui nascono farfalle piccole, leggere, femmine e
una ragazza di spalle con i capelli lunghi mossi dal vento e le gambe incrociate.
Ho cercato informazioni, ho spiato gli hastag su instagram, ho studiato la prospettiva da una foto in cui emergevano dettagli inequivocabili.

Ho fatto avanti e indietro più volte sotto il portico di Piazza dei Signori.

Niente.

Ho forzato la mano chiedendo ad un barista che non ne sapeva nulla.
Mai visto questo cuore, Mai sentito Alessio B.

Va bene.

Accetto.

 

La street art non è un museo, è lei che deve beccarti di sorpresa.

Mi torna in mene il walking tour fatto con Napoli Paint Stories e la pace di Gennaro davanti alle tag che coprono delle opere d’arte.
E’ la legge della strada. Quella che ti permette di accettare che uno stencil da migliaia di dollari di Bansky venga coperta da un anonimo nella notte.

Mi arrendo

..e faccio la mia cosa preferita in viaggio: andare a zonzo (vagabondare, oh sì, vabagondare! vagobandore!) senza pensare,
invertire la marcia come se stessi danzando (ma io sto danzando!), seguire la coda di un gatto nero che svolta l’angolo,
lasciarmi attrarre da una risata, da un profumo maschile che mi riporta lontana, prendermi un gelato tutto liquirizia,
per poi fermarmi in una piazza gremita a scrivere mentre tutti parlano.

Sola e Libera.

Una in mezzo alla massa. Parte di quella massa pur restando sola, io.
Presenza delicata, quasi inosservata. Nessuna e tutta.

Libera e Sola.

Arrivano le 22.00, ho lavorato tutto il giorno e mi sento stanca, così mi incammino verso il letto (Casa a Colori) senza sapere di preciso in che direzione
andare, così vado a casa, vado a caso, come sempre.
Attraverso la piazza piena di vita, osservo i camerieri che dribblano i tavolini fantasticando sulle loro vite, sui loro desideri, sulle loro case,
passo vicino ad un capannello di ragazzini padovani, degli studenti stranieri,
un uomo sui gradini che suona la chitarra.. nessuno mi parla (ma mica sei a Napoli, Babi!) ed è perfetto così.
Mi sento stanca, ma piena e continuo a camminare..quando d’un tratto da una colonna, nella luce gialla e calda di una città che rinasce, spunta il rosso.

Eccola.

Sono io che viaggio da sola.
Sono io quando lascio andare e seguo il flusso.
Sono io che accetto i cambiamenti e mi ritrovo a non essere mai stata più felice.
Sono io che guardo l’orizzonte, ad Assilah, alle Saline dei Monaci, a Livergnano, a Rabat, a Diani Beach, chissà dove altro, àncora. Ancòra.
Sono le donne di Viaggio da Sola perché che si scoprono selvagge partendo, sole e libere.

Sei tu quando smetti di controllare, di seguire, di incastrare la vita, le cose e gli uomini nella tua personal box,

quando ti lasci perdere e così facendo,
e solo così facendo,
[ti] ri-trovi.

IMG_20170704_221916 (2).jpg
Via Pietro d’Abano, Padova

Grazie ad Alessio B. per la bellezza, delicata e incisiva, che apporta a Padova.

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