Effetti Collaterali di un (lungo) viaggio in Marocco

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“Ehhhhhhhh! Va a Ravenna questo treno?” Ho urlato questa mattina al controllore di spalle sul binario.
Lui mi ha guardato un po’ stupito, “che modi, signorina” avrà pensato.

I suoi occhi esprimevano quasi meraviglia, come se non avessimo lo stesso codice comunicativo, pur avendo la stessa verdebiancorossa nazionalità; ma anche io sono rimasta stupita… “si fa così? Ma chi ti ha insegnato?”
Avrebbe commentato mia madre.

I Marocchini.

“D’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda.”
Italo Calvino

Tra un viaggio e l’altro, ho trascorso sei mesi in Marocco, in mezzo ai suoi abitanti, nei suq, nei villaggi, a pranzo dalle famiglie, cercando risposte, ponendo domande, mangiando, dormendo, andando all’hammam con loro.
E si vede.
O almeno, io lo vedo.

In che cosa?

1) In Marocco non si risponde in modo affermativo dicendo “SI”, ma “AH!”.
Io dico “AH!” e non riesco a togliermi sto vizio. Non parlo darija, ma, quando mi arrabbio concludo la frase con un “SAFI” che significa “basta”
e se devo rafforzare un concetto, soprattutto quando non parlo italiano, mi esce dalla bocca un “Wallah” (lo giuro). Rido di me, ma non mi scappa!

2) Il volume della voce si è alzato ed è rimasto sintonizzato su frequenze più alte,
prima era per emergere dal traffico, poi per farmi capire meglio, adesso non riesco a smettere!

3) La strada si attraversa in qualsiasi punto ti venga comodo, senza paura. Fare tribbling tra le auto in movimento va bene. Fermarle con la mano, pure.
Qualche sera fa un’amica afroamericana che era con me in Marocco si è stupita delle automibili che si sono fermate per farla
passare e ha commentato “Mi sa che sono stata troppo tempo a Casablanca”. Quando ti abitui a motorini fuori controllo che sfrecciano di fianco a lenti carretti trainati da cavalli e taxi ripieni di persone… il traffico italiano è nulla.

4) Il thé alla mente va zuccherato. Tanto zucchero bianco e raffinato, quello che la naturopata ti ha vietato.
Non esiste alcun dubbio. Zucchero e the alla menta, caldissimo, versato facendo salire la teiera verso l’alto. [ah! come una vera marocchina!]

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Azzemour 2015

5) Si, mi piace. No, non mi piace. Diretta.
I marocchini non lo sono, possono parlare di nulla per ora dicendoti tutto
e l’esatto contrario di tutto. Forse per questo mi è venuta molta voglia di essere diretta, di cercare di dire di più quello che penso, di far capire quello che voglio e beh, se gli altri non concordano non è la morte di nessuno..

6) Gli imprevisti non fanno (più) paura: un treno perso è un’occasione e quando l’hai perso è inutile pensarci,
perché è davvero inutile arrovellarsi su questioni che non sono modificabili.
Questo è il “mio” Marocco. Questo è il più bell’insegnamento marocchino.

7) “Non accettare cibo dagli sconosciuti” è una frase che i bambini marocchini non si sono mai sentiti dire.
L’altro giorno, in treno, mi son ritrovata a offrire dei biscotti a due ragazzi nigeriani in modo spontaneo, sapendo che forse non sarebbe stato così istintivo farlo se fossero stati italiani.. perché in Africa (e sì, non ha senso, quasi mai, parlare di Africa, ma adesso sì), condividere il cibo è quotidianità e a me piace moltissimo

8) Henne, olio d’argan, fieno greco, sapone nero e tajine fanno parte della mia vita e non potrei più farne a meno.
Il Marocco è amore, ma è anche odio. E’ accoglienza e calci nel culo. Sono sguardi molesti e braccia che proteggono.
E’ coraggio di salire su una barca per l’Europa e paura del giudizio dei vicini di casa.
E’ bianco ed è nero senza tante vie di mezzo.
E io sono fortunata ad aver vissuto tutto questo.
E io sono fortunata a poter scegliere.
E io sono fortunata a godere del meglio di quel Paese.
E io sono fortunata perché, per lavoro, ho dei colleghi e dei ragazzi che mi preparano tajine e thè alla menta, mi parlano dei luoghi che non ho ancora visitato, mi insegnano la lingua divertendosi dei miei sforzi e così facendo mi riappacificano con il Marocco.

Con il Mio Marocco.

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ChefChaouen 2015

8 risposte a "Effetti Collaterali di un (lungo) viaggio in Marocco"

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  1. Direi che sono dei meravigliosi effetti collaterali 🙂
    Mi piace molto soprattutto il punto 5, perché un viaggio a volte ci cambia anche come una terapia d’urto. Cambiare quello che non ci piace di noi, sentirci meglio con noi stesse, e iniziare a farlo di punto in bianco, perché sì.

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  2. Grazie 🙂 Sono alla ricerca di esperienze femminili “in viaggio”. La tua esperienza (o meglio ciò che hai voluto condividerne) mi ha trasmesso amore e conflitto nello stesso tempo, che per me rappresenta esattamente ciò che caratterizza la crescita e la scoperta di sè e del mondo. Buon viaggio 🙂

    Piace a 1 persona

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