Centoundici treccine sotto un Niqab nero

Era nella lista delle cose da fare almeno una volta nella vita.
Ero in Marocco.
Era agosto inoltrato.

Soprattutto, Volevo sentirlo sulla mia pelle.

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La prima volta che ho indossato il niqab ero in un caffé di Azzemour, una cittadina sulla costa tra Casablanca e El Jadida; sono entrata nella toilette indossando solamente la jillaba nera lunga fino ai piedi e in testa avevo ancora le cento e più treccine fatte in Kenya.
Dovevo infilarmi il velo che copre la testa e il viso lasciando scoperti solo gli occhi e, per farlo e uscire in strada, ho avuto bisogno di tempo.
Nel bagno non c’era nessuno oltre a me e un gioco ipnotico: dalla porta la mia immagine nera si rifletteva
sullo specchio sopra il lavandino e veniva rimbalzata all’indietro, ovunque mi voltassi c’era Lei: questa figura alta, nera, estranea. Nulla.

Sapevo di essere io sotto quella stoffa, ma non potevo riconoscermi: chi era riflessa?
Lei si muoveva con me, inclinava la testa come me, si voltava, ma non aveva sguardo nè sorriso.
Il cuore mi batteva forte, temevo di essere smascherata in pubblica piazza.

Cosa avrei potuto rispondere?
“E’ un esperimento. Voglio sentire sulla mia pelle cosa provano le donne che lo indossano.”

Quel giorno era consecutivo ad almeno due mesi di viaggio tra Nord Africa e Kenya, ovvero l’ennesimo in cui mi
sentivo osservata, venivo commentata, talvolta molestata verbalmente, talvolta oggetto di semplice ingenuità e curiosità.
L’idea di sparire per qualche ora mi sembrava quasi allettante..
e così è stato.

Sotto il niqab c’era sempre Barbara, europea, con i capelli rossi, i tatuaggi, quell’essere strano con lo zaino rosso
e nero… ma non si vedeva più.
Barbara vedeva il mondo da quella piccola fessura, ma per il mondo, lei non esisteva più.
Era rotolata in un buco nero, fuori dal tempo e dallo spazio.

Silenzio.
C’era silenzio sotto tutta quella stoffa.
C’era l’assoluto nulla che schiacciava la testa e premeva le tempie.
..E poi faceva caldo e io iniziavo a sudare, ma non avevo mai visto nessuna donna sventolarsi o asciugarsi la fronte coperta.
All’ora di pranzo poi, per mangiare dovevo sollevare la parte di velo che copre la bocca e infilarmi il cibo da sotto, facendo ben attenzione a non
scoprirmi troppo; mi sentivo una bambina che impara a mangiare mentre mi spiaccicavo le verdure del tajine in faccia, prima di prenderci le misure.
Nel piazzale dei gran taxi ricordo una donna: altezza media, corporatura robusta, indossava una lunga jillaba e
aveva il naso e la bocca coperti da una specie di bandana [vedi foto], era appoggiata a una colonna in attesa di partire e il mondo le girava intorno:
l’uomo che organizza i viaggi continuava a urlare sventolando i suoi fogli all’aria, quello con il carretto della frutta
attraversava il cortile, il gatto randagio e malato sperava di sopravvivere a tutto ciò e vedere una nuova alba.
Muezzin. Motori. Clacson.
Lei restava appoggiata alla colonna, protetta dai suoi veli, nascosta.

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Il niqab è alienante, nel senso che allontana da sé stesse.

Nasconde la donna sotto metri di stoffa, spesso nera, che la trasformano in un Essere. una Lei.
un Nulla.
Puoi essere chi vuoi là sotto, puoi essere triste o felice, puoi ribollire dalla rabbia o vagare senza meta
e nessuno se ne renderà conto, perché il niqab ti oscurerà.
Ti proteggerà dagli sguardi molesti, dai commenti fastidiosi, dalle occhiate feroci di donne, che invece di esserti sorelle, ti accusano
di non essere sufficientemente.. modesta?
Sarai esclusa dai sorrisi degli sconosciuti, non sentirai l’aria dell’Oceano sulla pelle, non sarai più nessuno sotto il niqab.
Addio Barbara. Addio viaggiatrice europea dai capelli rossi.

Per me che mi sogno i vestiti di notte e poi li realizzo a mano, l’abbigliamento è arte ed espressione spontanea e gioiosa del proprio sé, ma capisco perché
una donna lo indossi.
Perché si fa prima a curare i sintomi delle cause, un pò come direbbe una strega bella.
Perché ci si stanca di difendersi continuamente.
Perché non-essere, talvolta, è la più allettante delle alternative.
Perché “abbiamo sempre fatto così”.

A tutte le donne,
che possiate sentire il vento* soffiare tra i vostri capelli.
Che siate Libere di scegliere.
Che siate Libere di camminare,
che vi sia la pace, davvero, con voi e con gli uomini.

*qualsiasi cosa intendiate per vento!

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