Il giorno prima della partenza…

3 giugno*

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Ci sono giorni che sono capodanni, date che resteranno indimenticabili per sempre.
Il 3 giugno è uno spartiacque nella mia vita, c’è un prima e c’è un dopo.
Esattamente un anno fa sono partita per il mioprimograndeviaggio in solitaria.

Il giorno prima è come un tramonto dopo il temporale: il cielo è di un azzurro indaco, le strade calde d’estate sono frastornate e felici, c’è un’aria strana in giro, lo zaino è fatto (troppo pesante!), le amiche sono salutate,  la lista delle “cose da fare” depennata in ogni punto.. non c’è niente che distrae più e resta solo l’emozione.
Se posso dire la verità, il giorno prima io me la facevo sotto dalla paura.
Nient’altro.
Una parte di me avrebbe, felicemente, disfatto lo zaino e sarebbe rimasta a casa al sicuro, a fare piccole cose piacevoli e trascorrere così l’estate.
L’eccitazione per l’avventura, la voglia di partire, la curiosità del mettersi in gioco, tutta la carica dei mesi precedenti era scomparsa, nebulizzata, non aveva lasciato alcuna traccia.
Avevo solo paura.
Ho proceduto perché sapevo di aver fatto questa scelta in un momento di grande radicamento e felicità e questa certezza mi dava la sensazione di star facendo la cosa giusta per me, in quel momento.
Sono andata perché non sarei mai riuscita a rimanere senza il rimpianto.

Avevo bisogno di prendere aria e di stare con la mia nuova me.

Negli ultimi mesi avevo completamente stravolto la mia vita, avevo bisogno di conoscermi, di vedermi in contesti diversi, di prendermi del tempo per stare da sola e avevo un regalo da farmi: il Kenya, il sogno della me ventenne.
Sapevo di non voler tornare in Africa con un volo aereo diretto in grado di collegare, in poche ore, due mondi così diversi, avevo sempre desiderato fare un viaggio zaino in spalla da sola, avevo finalmente tempo e un colpo di fulmine da raggiungere.. e ho messo insieme tutto. Due continenti, sei paesi, una tenda, Donne che corrono coi lupi, un diario e la macchina fotografica.

Me la ricordo ancora, con tenerezza, la sera in cui, sul tavolo di quella cucina, ho disegnato il percorso sul mappamondo. L’ho fatto come, per tante volte, avevo sognato cose “impossibili”… con quell’energia fatta solo di aria, ma questa volta, mi sbagliavo. Non era solo aria, che offre leggerezza, ma anche terra, il Nutrimento, Fuoco, L’energia e Acqua, il lasciare andare…

C’era tutto e c’era una me che “andava oltre il coraggio….” (cit. Emily Dickinson e Cheryl Strayed).

babi

 

Grazie a me, per essermi concessa di provare e di capire, così, che volendo, tutto è possibile.
Grazie a chi mi è stat* vicin*
a chi mi aspettava
a chi mi ha accolta lungo la strada
e al mio ritorno

 

 

 

 

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